Quando il Premio Nobel Diventa un Giocattolo
Quando il Nobel, corona d'oro e di luce,
diventa giocattolo in mani di bimbi viziati,
scintille di genio si spengono nel fango,
e il mondo ride, beffardo, dei suoi eroi svaniti.
La medaglia, un tempo scettro di verità,
ora rotola sul pavimento di palazzi vani,
tra foto in posa e discorsi di plastica gloria,
dove il sapere è merce al mercato dei profani.
Che ironia crudele, che paradosso amaro:
il sigillo dell'eccellenza, trofeo da ninnolo,
sballottato tra like e flash di smartphone,
mentre l'umanità affoga nel suo stesso tumulto.
Dove sono le menti che squarciavano il velo?
Ridotte a pupazzi su scaffali di vanità,
il Nobel si dondola come un orsacchiotto logoro,
sogno infranto di un'era che non tornerà.
Eppure, nel silenzio di questa farsa dorata,
un sussurro rimane, eterno e sotterraneo:
il vero premio vive nei cuori che osano,
non nei giocattoli di chi il genio ha reso un trastullo.
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